giovedì 24 aprile 2014

Videoqueer: il concorso per corti a tematica LGBT


Riparte il concorso per cortometraggi VIDEOQUEER che mette in palio 1000 euro, organizzato dal Florence Queer Festival. Il concorso, dedicato a raccontare l'universo gay, lesbico e transgender, è gratuito e aperto a tutti. C'è tempo fino al 15 luglio 2014 per inviare le opere. I corti selezionati entreranno a far parte del programma della dodicesima edizione del Florence Queer Festival che si svolgerà a Firenze dal 21 al 27 novembre 2014. Il corto vincitore, scelto dal pubblico in sala, si aggiudicherà un premio di 1.000 euro e sarà premiato durante la serata di chiusura del festival, il 27 novembre al cinema Odeon di Firenze.
BANDO CONCORSO VIDEOQUEER 2014:
L'iscrizione al concorso è GRATUITA. Possono partecipare esclusivamente cortometraggi realizzati dopo il 1° gennaio 2011.

Le opere inviate, pena l'esclusione dovranno:
- avere una durata massima di 30 minuti (inclusi i titoli di coda);
- non costituire messaggi pubblicitari;
- essere in lingua italiana o essere sottotitolate in lingua inglese.
Premio 1.000 €

Per partecipare al concorso è necessario compilare il form online (www.florencequeerfestival.it/?page_id=5223) e seguire le istruzioni per l'invio del materiale.

Scadenza invio opere 15 luglio 2014. Per informazioni: www.florencequeerfestival.it
 

venerdì 18 aprile 2014

Campagna tesseramento 2014 ARCI - Articolo Tre Palermo


Diventando socio dell’Arci avrai la tua tessera che ti permette l'ingresso in un universo ricco e multiforme: l'universo dei circoli.
 

Diventi protagonista della nostra associazione; parte attiva con i suoi diritti e i suoi doveri; fruitore a pieno titolo di servizi e attività ma tu stesso impegnato a dare idee ed energie alla loro creazione e alla loro migliore qualità.
Quando il circolo dove ti sei iscritto è nato, i suoi fondatori erano certi che le attività nate dalle loro passioni sarebbero state motivo di allegria, di riflessione e di impegno anche per tutti coloro che avrebbero potuto e saputo avvicinare.Questa era, ed è ancora adesso, la loro grande e semplice idea.Ma ora non è più solo loro. E' anche tua. Sei anche tu, insomma, insieme agli altri soci, responsabile del futuro di quell'idea. Allora, sappi innanzitutto quali sono le prime cose che ti si chiedono e quelle che devi chiedere....
 
Essere socio vuol dire:
  • conoscere lo statuto del proprio circolo, condividerne le finalità e rispettarne le regole
  • prendere parte attiva alla vita del circolo, collaborando con gli altri soci all’organizzazione delle attività e alla realizzazione dei suoi scopi sociali
  • partecipare alle assemblee, esercitando il proprio diritto-dovere di decisione sulle scelte che riguardano la vita del circolo
  • partecipare alla discussione e all’approvazione del bilancio annuale del circolo
  • partecipare all’elezione degli organismi dirigenti del circolo e, se lo ritenete, candidarsi a farne parte
  • impegnarsi ad affermare dentro e fuori del circolo il valore e la dignità delle persone, al di là di ogni differenza di sesso, razza o religione, la cultura e la pratica della tolleranza, della pace, della cooperazione e della solidarietà tra i cittadini
  • occuparsi dei problemi del territorio, prestando la propria attività a sostegno dei cittadini più deboli, per la crescita culturale e civile della comunità
  • e infine ricorda che il gioco, la gioia e la felicità sono beni inalienabili di tutti che ognuno ha il diritto di preservare

martedì 15 aprile 2014

Via libera a Malta alle unioni civili e adozioni

TMNews

La Valletta, 15 apr. (TMNews) - Via libera alle unioni civili per i gay a Malta: il parlamento ha approvato la legge con 37 voti a favore, nessun contrario, e 30 astensioni da parte dei deputati dell'opposizione e del partito nazionalista.

Il leader dell'opposizione, Simon Busuttil, ha motivato l'astensione con le riserve nutrite dal suo partito sull'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali, che la nuova legge prevede.

Secondo l'associazione internazionale gay e lesbiche, Malta è diventato così il 22esimo stato europeo a riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso e il decimo a permettere loro le adozioni. (fonte Afp) 
 
 http://notizie.tiscali.it/

domenica 13 aprile 2014

Articolo Tre aderisce all'ARCI


Sabato 12 aprile 2014 l'assemblea dell'Associazione Omosessuale Articolo Tre di Palermo ha deliberato l'affiliazione all'ARCI. Articolo Tre compie questa scelta, perché ritiene grazie ad essa di poter continuare al meglio la propria lotta contro le discriminazioni delle persone LGBT collegandola - come ha sempre fatto - alle altre  battaglie per i diritti negati, in una casa - quale l'ARCI - dove tutte queste vengono portate avanti.

giovedì 10 aprile 2014

Morto Aldo Braibanti. Condannato a 9 anni di carcere per omosessualità nel 1968

Braibanti, 1968: quando si finiva in galera e all'elettrochoc per omosessualità

Aldo Braibanti fu condannato per plagio, reato che fu poi abolito nel 1981, a 9 anni di carcere. Fu l'unica condanna della storia repubblicana. Aveva una relazione omossessuale con due giovani maggiorenni cui avrebbe "rubato" l'anima. I genitori di uno dei giovani fecero ricoverare il figlio in manicomio, dove fu sottoposto a elettroshock

ROMA - Braibanti, 1968: quando si finiva in galera e all’elettrochoc per omosessualità. E’ morto a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) Aldo Braibanti. I funerali si sono svolti ieri. Ex partigiano, filosofo, scrittore, artista poliedrico, regista, dirigente comunista e omosessuale dichiarato, Braibanti era stato al centro nel 1968 di un processo per plagio – reato introdotto nel Codice penale in epoca fascista – che aveva fatto scalpore e che si era concluso con la condanna a 9 anni di carcere.
Fu l’unica condanna della storia repubblicana basata su questo reato, che fu poi abolito nel 1981. Ma non parliamo del plagio autoriale: con questa accusa i magistrati di allora sanzionarono la sua relazione omossessuale con due giovani maggiorenni cui avrebbe “rubato” l’anima, nel senso di averne annichilito la volontà per i  suoi turpi scopi.
La famiglia di uno dei due maggiorenni, cattolica e intollerante rispetto alle preferenze sessuali del figlio, trascinò in tribunale Braibanti che scontò 24 mesi in carcere (un record). Al figlio non andò troppo meglio: benché maggiorenne, venne rinchiuso in manicomio dai genitori, e “curato” con gli elettroshock. Del resto, la stessa corte che condannò Braibanti, oscillava nei suoi giudizi (ricorda Filippo Ceccarelli su Repubblica) tra l’evocazione di una presunta “malattia” all’individuazione di un “diabolico invasore di spiriti”, se non “la reincarnazione del demonio”.
Il reato di plagio, residuo di una cultura retriva cui il codice conferiva anacronistica legittimazione, fu abolito nel 1981.
Fonte: http://www.blitzquotidiano.it

 

approfondimenti:

DOCUMENTARIO SU RAI STORIA

VITA E OPERE DI ALDO BRAIBANTI

SAGGISTICA SU BRAIBANTI 

 

martedì 4 marzo 2014

Il Guerriero dell'Edificio 17A. Articolo Tre presenta Altroquando di Salvatore Rizzuto Adelfio



Il Guerriero dell'Edificio 17A. Articolo Tre presenta Altroquando di Salvatore Rizzuto Adelfio.

Interverranno:

Giuseppe Lo Bocchiaro
Gianpiero Caldarella
Sergio Algozzino

14 Marzo 2014 ore 18

Piazzetta Resuttano 4, Palermo

martedì 18 febbraio 2014

Diritti in Comune: lotta contro la discriminazione di lesbiche, gay e trans

La Consulta giovanile di Isnello incontra 
l'Associazione omosessuale 
Articolo Tre "Salvatore Rizzuto Adelfio"


Sabato 8 marzo 2014 ore 18.00
Aula del Centro sociale di Isnello, Viale Impellitteri


domenica 16 febbraio 2014

Sit-in a Palermo per il rilascio di Vladimir Luxuria








  VLADIMIR E' STATA RILASCIATA. LA NOTIZIA E' STATA COMUNICATA DIRETTAMENTE DALLA MINISTRA EMMA BONINO. IL SIT-IN NON E' PIU' NECESSARIO. MA GRAZIE A TUTTE E TUTTI PER LA SOLIDARIETA'




Domani, lunedì 17 febbraio, alle ore 20.00 sit-in davanti alla Prefettura di Palermo in via Cavour. Ci mobilitiamo insieme alle compagne ed ai compagni di Roma per chiedere alle nostre Istituzioni di occuparsi celermente del rilascio di Vladimir Luxuria e soprattutto per esprimere la nostra solidarietà a Vladi. PARTECIPATE E DIFFONDETE LA NOTIZIA.

http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20140216-sochi-arrestato-vladimir-luxuria

mercoledì 12 febbraio 2014

Congresso provinciale ARCI Palermo


Congresso provinciale ARCI Palermo
Domenica 16 Febbraio 2014 ore 9.00
Circolo Arci Tavola Tonda
Viale Delle Alpi 11
Palermo

domenica 9 febbraio 2014

IL LATO OSCURO DEGLI UOMINI


IL LATO OSCURO DEGLI UOMINI
La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento
presentazione di libro (EDIESSE 2013)

Martedì 11 febbraio 2014 ore 18
ARCHIVIO STORICO COMUNALE
Via Maqueda 157, Palermo

Il volume è la prima ricerca in Italia che censisce le esperienze d’avanguardia rivolte agli uomini violenti nel nostro paese, nelle carceri e nei centri, in ambito privato e pubblico, e offre un quadro di programmi sviluppatisi a livello internazionale. Nella seconda parte sono presentate le riflessioni e le proposte di studiosi e studiose afferenti a molteplici discipline e le esperienze di operatrici e operatori con ruoli professionali diversi. 

Maria Rosa Lotti (Le Onde Onlus) e Carlo Verri ( Articolo Tre “Salvature Rizzuto Adelfio”) ne parleranno con Maria Grazia Ruggerini, ricercatrice e curatrice del testo insieme ad Alessandra Bozzoli e Maria Merelli

venerdì 7 febbraio 2014

L'Associazione Antimafie "Rita Atria" rimanda politicamente al mittente l'"avviso" a Nadia Furnari

COMUNICATO STAMPA

L'avviso di garanzia ricevuto da Nadia Furnari, fondatrice di questa associazione nonchè membro del consiglio direttivo nazionale della stessa, "avvisata" ai sensi dell'Art.682 cp, per essersi, in concorso con altri, "introdotta arbitrariamente in un luogo ove l'accesso è vietato nell'interesse militare dello Stato e, nello specifico, all'interno della base statunitense "naval radio Transmitter facility (NRTF) d contrada Ulmo a Niscemi (CL), fatti accaduti in contrada Ulmo a Niscemi(CL) in data 09/08/2013"ci indigna e ci induce a fare le seguenti considerazioni:
a) se è vero che la Costituzione Italiana sancisce che la responsabilità penale è personale, sul piano squisitamente politico, è altrettanto vero che è tutta l'associazione Antimafie "Rita Atria" ad essere "avvisata". Dentro la base quel giorno c'era idealmente e non solo, tutta l'associazione che unitariamente, con tutti i suoi presidi siciliani e nazionali,   si è sempre battuta e continuerà a farlo, contro uno strumento di guerra , di illegalità e contro l'ambiente quali sono il MUOS e le 46 antenne NRTF.
b) l'Associazione Antimafie "Rita Atria" rimanda politicamente al mittente il suddetto  "avviso" ritenendo che se si parla di "intrusione abusiva" questa va contestata a chi, abusivamente, si è introdotto, fin dagli anni 90  all'interno di una riserva naturale, la "sughereta" di Niscemi,  violentandola e  stuprandola con la costruzione di una base militare prima e con l'installazione del MUOS poi; una riserva naturale di interesse Comunitario (SIC) la cui tutela è garantita dalla Costituzione Repubblicana italiana e dallo Statuto speciale della Regione Siciliana; Costituzione e Statuto che sono diventate carta straccia davanti alle evidenti complicità istituzionali nazionali e regionali. Pendono ,a proposito, numerosi ricorsi giudiziari e a breve i cittadini saranno informati e capiranno a chi attribuire le responsabilità di tutto ciò.
c) se appare scontata la solidarietà dell'Associazione Antimafie "Rita Atria" alla nostra Nadia Furnari la stessa viene espressa a tutti gli altri "avvisati" alcuni dei quali, insieme alla nostra fondatrice, si sono sempre prodigati in prima persona a far si che le sacrosante proteste , pur se condotte con ferma e determinata convinzione, si mantenessero dentro i binari del rispetto dei canoni di giustizia e non violenza. Lo stesso non si può dire, purtroppo, di chi, passa come un rullo compressore sopra il diritto di un popolo di autodeterminare la gestione del territorio dove vive , lavora e produce.
Questo avviso di garanzia assume un connotato intimidatorio stante che è un dato pacifico che Nadia Furnari era anche tra i mediatori del corteo NO MUOS e l'autorità di pubblica sicurezza; in tal senso, se lo mettano bene in testa i signori della guerra, non ci faranno indietreggiare di un  millimetro.
lì, 07/02/2014     

Associazione Antimafie "Rita Atria"

giovedì 6 febbraio 2014

La Risoluzione Lunacek, Sochi e l'Italia: lettera aperta a Enrico Letta

Egregio Premier Letta,
Le scrivo nell'imminenza della Sua presenza a Sochi per l'apertura delle Olimpiadi Invernali. Al di là delle polemiche sull'opportunità della Sua partecipazione, ho sinceramente molto apprezzato le Sue parole di qualche giorno fa, quando ha assicurato che la Sua volontà è di andare a Sochi per sostenere i diritti delle persone Lgbt contro le norme discriminatorie recentemente approvate in Russia.
Come Lei saprà, martedì 4 febbraio il Parlamento Europeo ha approvato a grande maggioranza la “Risoluzione Lunacek” che impegna i paesi membri dell'Unione Europea ad adottare, nei tempi più brevi possibili, politiche che contrastino la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale nei campi del lavoro, dell'assistenza sanitaria, dell'istruzione e della formazione e quindi anche della pubblica amministrazione. Questa risoluzione Le permette di dimostrare celermente, già al Suo rientro in Italia, la veridicità di quanto affermato pochi giorni fa: impegnando il Governo e, nei limiti delle Sue possibilità, il Parlamento in una azione di serio contrasto contro la discriminazione e di piena affermazione dei Diritti delle persone e delle coppie Lgbt.
Magari a partire da una Sua netta presa di distanza dal testo che, dopo il voto della Camera, ha modificato la Legge Reale-Mancino peggiorandola al punto tale da mettere in contrapposizione il Diritto a non essere discriminati/e alla Libertà di Espressione; prevedendo inoltre gravissime e specifiche eccezioni per Partiti, Sindacati e chiunque abbia specifiche responsabilità nei settori della formazione, dell'istruzione e della salute. Cioè proprio coloro che, per primi, dovrebbero invece garantire la promozione di atti e linguaggi non discriminatori.
O anche prendendo le distanze da qualunque intervento in tema di riconoscimento dei Diritti delle coppie omosessuali che preveda la nascita di “istituti di serie b” appositamente pensati per le coppie formate da persone dello stesso sesso e che, proprio per questo, piuttosto che essere strumenti di lotta alla discriminazione rischiano di diventare strumenti per promuoverla.
La “Risoluzione Lunacek” chiede impegni molto chiari e molto dettagliati (esattamente come quella approvata dal Parlamento Europeo 20 anni fa e rimasta finora inascoltata dalle Istituzioni del nostro paese): un intervento immediato del Governo e del Parlamento, possibilmente ascoltando le associazioni Lgbt e lavorando insieme ad esse, darebbe alle cittadine ed ai cittadini il chiaro segnale che “lo chiede l'Europa” non è solo la formula dietro la quale nascondersi quando si adottano politiche economiche e finanziarie di austerità; che l'Europa non viene ascoltata solo quando si deve votare ed approvare in pochissime settimane l'introduzione nella nostra Costituzione dell'obbligo al Pareggio di Bilancio. Sarebbe insomma un inequivocabile segnale che l'Europa è, per le nostre Istituzioni, innanzitutto la casa dei Diritti delle persone, del rispetto e della valorizzazione delle Differenze, della piena inclusione intesa come strumento essenziale di progresso, modernità e Democrazia.
Continuare invece a non ascoltare la voce dell'Europa quando sono in gioco i Diritti Civili delle donne e degli uomini sarebbe, dopo il 4 febbraio, un errore ed una colpa di cui diventerebbe difficile se non impossibile dare una spiegazione. E non solo per le persone Lgbt, ma per tutto il paese: perchè la Libertà di ogni singola persona accresce il tasso di Libertà dell'intero paese; e non riconoscere i Diritti anche di una sola persona è una ferita per la Libertà di tutte e tutti.
RingraziandoLa per la sua attenzione, Le auguro buon lavoro.


Luigi Carollo
(Presidente Associazione Omosessuale Articolo Tre "Salvatore Rizzuto Adelfio", Palermo)

mercoledì 5 febbraio 2014

Approvata in Europa la risoluzione Lunacek contro l'omofobia

Europarlamento, garantire a tutti stessi diritti

Approvata risoluzione, tolleranza zero contro omofobia

04 febbraio, 17:23

(ANSA) - STRASBURGO, 4 FEB - Stop all'omofobia e avanti con una tabella di marcia per arrivare a garantire in tempi certi la tutela dei diritti fondamentali delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali. E' quanto chiede il Parlamento europeo in una risoluzione non legislativa approvata oggi con 394 voti a favore, 176 contrari e 72 astensioni.

"L'omofobia non deve più essere tollerata in Europa", ha detto la relatrice della risoluzione, la verde austriaca Ulrike Lunacek.

Strasburgo "condanna con forza qualsiasi forma di discriminazione legata all'orientamento sessuale ed all'identità di genere" e "deplora vivamente che i diritti fondamentali" di omosessuali, transgender, ecc. "non siano ancora sempre pienamente rispettati nella Ue". Per questo i deputati chiedono alla Commissione Ue di presentare una chiara strategia anti-discriminatoria e pro-integrazione da declinare nella scuola (no al bullismo), al lavoro e nella sanità (eliminazione dalla list dell'Oms della transessualità come disturbo mentale).

Quanto al diritto familiare, il Parlamento chiede il mutuo riconoscimento tra Stati membri "degli effetti di tutti gli atti di stato civile, compresi matrimoni ed unioni registrate". Per esempio il riconoscimento in Italia di un matrimonio gay celebrato in Spagna, Belgio, Danimarca, Svezia, Francia, Regno unito, Portogallo o Olanda di una coppia che decide di trasferirsi in Italia o composta da almeno un cittadino italiano. Il Parlamento sottolinea inoltre la necessità di garantire il diritto alla "riunificazione familiare" per assicurare il rispetto di tutte le forme di famiglia riconosciute dagli Stati membri. Un sondaggio del 2013 realizzato dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali ha rilevato che il 47% delle persone LGBT si sentiva discriminato o molestato e il 26% era stato aggredito fisicamente. (ANSA)



sabato 1 febbraio 2014

YO DECIDO - Palermo solidale con le donne spagnole


Il Coordinamento Antiviolenza 21luglio invita le cittadine e i cittadini di Palermo a manifestare solidarietà alle donne spagnole che si sono mobilitate per il 1° FEBBRAIO.

"Partiranno da più città verso la stazione Athoca di Madrid per poi recarsi davanti al Parlamento ed esigere che venga mantenuta la legge attuale sulla salute sessuale e riproduttiva e sull’interruzione volontaria di gravidanza. 
Le donne consegneranno il documento YO DECIDO.
Appelli e comunicati che stanno circolando parlano di una mobilitazione il 1 febbraio davanti ad ambasciate e consolati spagnoli nel mondo, in concomitanza con la marcia: ci sono già iniziative a Parigi, Bruxelles, Milano, Roma, Firenze, Bologna, Napoli e Reggio Calabria."

Yo Decido, l'appello delle donne spagnole per la giornata dell'1 febbraio:
Poiché io decido in base alla mia autonomia morale, che è la base della dignità di una persona, non accetto nessuna imposizione o proibizione riguardo i miei diritti sessuali e riproduttivi che riguardano la mia piena realizzazione come persona. Come essere umano autonomo mi rifiuto di essere sottomessa a trattamenti denigranti, che influenzino la mia decisione di essere o non essere madre.
Poiché sono libera invoco la libertà di coscienza come il bene supremo sul quale possa basare le mie scelte. Considero cinici quelli che si appellano alla libertà per restringerla e malevoli quelli che, non importandogli affatto la sofferenza causata, vogliono imporre a tutti i loro principi di vita basati su ispirazioni divine. Come essere umano libero rifiuto di accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla considerazione di minorenni nei confronti delle loro decisioni in materia sessuale e riproduttiva.
Poiché vivo in una democrazia e sono democratica non accetto le regole del gioco che delineano diritti di peccato e leggi di religione. Nessuna maggioranza politica nata dalle urne, neanche se con maggioranza assoluta, è legittimata a convertire diritti in reati e obbligarci a seguire principi religiosi mediante sanzioni penali. Come cittadina esigo da quelli che ci governano che non trasformino il potere democratico, salvaguardia della pluralità, in dispotismo.
Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo da qualsiasi governo che promulghi leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservi la libertà di coscienza e garantisca la pluralità e diversità di interessi.
Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo che si mantenga l’attuale “Legge per la salute sessuale e riproduttiva e per l’interruzione volontaria della gravidanza”, per favorire l’autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità degli interessi di tutte le donne.
PER L'AUTODETERMINAZIONE DI TUTTE LE DONNE. PER UN'INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA SICURA, OSPEDALIZZATA E GRATUITA.


SIT-IN 1 FEBBRAIO 2014 ORE 15
PIAZZA VERDI (MASSIMO)
PALERMO

lunedì 20 gennaio 2014

Diritti LGBT e Regione Sicilia: comunicato delle associazioni

L'approvazione dell'articolo 26 (che facilita l'accesso alla prima abitazione alle giovani coppie, anche di fatto, tramite l'integrazione di fondi preposti dall'Irfis) e dell'articolo 39 (che estende alle coppie di fatto l’applicazione di tutte le disposizioni in materia di contribuzioni, agevolazioni e benefici previsti per la famiglia, anche in ambito sanitario) della finanziaria apre degli scenari nuovi per l'ambito del riconoscimento della parità dei diritti in Sicilia.

Se la finanziaria supera la verifica del Commissario dello Stato, in assenza di leggi e normative statali, ovvero di fronte a un Parlamento inerte e ambiguo, le norme appena approvate possono contribuire ad avviare un percorso positivo verso la parità effettiva tra coppie sposate e coppie non sposate, tra coppie omosessuali ed eterosessuali.
Un percorso che deve però necessariamente proseguire con un confronto diretto tra le associazioni per la promozione dei diritti delle persone LGBT e la Regione.

Non possiamo non chiedere con forza che quest’approvazione preluda a una prossima discussione dei due progetti (del Pd e del M5S) che giacciono inerti da mesi all’ARS e che affrontano in maniera più complessiva il tema della discriminazione, uno dei quali prevede che “l'estensione del sistema integrato dei servizi destinati alla famiglia sia esteso ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela e da vincoli affettivi, purché aventi una coabitazione abituale e continuativa e dimora nello stesso Comune”, ai sensi del D.P.R. 223/1989 (Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente).

In mancanza di una normativa regionale sui registri delle unioni civili, le norme della finanziaria rischiano infatti da una parte di restare prive di efficacia, mentre dall'altra rischiano di creare
nuove discriminazioni tra chi risiede in un comune che ha istituito il registro comunale e chi risiede in un comune che questo registro non l'ha istituito.

Alla luce di quanto sopra esposto, le associazioni firmatarie chiedono un incontro con la Commissione Affari Istituzionali dell'Assemblea Regionale Siciliana, alla presenza del presidente della Regione Rosario Crocetta in modo di avviare un percorso condiviso. 

Arcigay Agrigento 
Arcigay Catania
Arcigay Messina
Arcigay Palermo
Arcigay Siracusa
Circolo affiliato Arcigay Pegaso's club
Articolo Tre “Salvatore Rizzuto Adelfio” - Associazione Omosessuale
Famiglie Arcobaleno Sicilia
Associazione antimafie “Rita Atria”
Agedo Palermo
Hot club Palermo associazione
Associazione Left Palermo

domenica 19 gennaio 2014

Affidamento a coppia gay: la sentenza di Palermo

Tribunale per i minorenni di Palermo, decreto del 4 dicembre 2013

N. VG
IL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI PALERMO
composto dai Sigg.ri:
1) dott.  Flora Randazzo                                   Presidente
2) dott. Salvatore Caponetto                                    Giudice
3)    dott. Daniela Randazzo                              Componente Privato
4)    dott. Roberto Rizzo                                   “                         “
riuniti in Camera di Consiglio, letta la richiesta del P.M.,  ha emesso il seguente
D E C R E T O
    Nel procedimento relativo ai minori;
considerato che è stato conferito incarico all’U.O. Affidamento Familiare di Palermo, a seguito delle disagiate condizioni abitative e delle difficoltà organizzative della madre dei minori, nonchè dei comportamenti fortemente pregiudizievoli tenuti dal padre, nei cui confronti è intervenuto provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale con divieto di contatti coi figli;
che in linea col progetto predisposto, i fratelli del minore sono stati  affidati ciascuno ad una coppia di coniugi, e che relativamente a (il cui collocamento in Comunità, al pari di quanto disposto in precedenza per i fratelli, è stato revocato con decreto del 17.7.2013), col citato provvedimento ne è stata autorizzata la permanenza presso una coppia che ha offerto disponibilità in tal senso, previa esaustiva valutazione da parte dell’U.O. Affidamento Familiare;
che di seguito sono state assunte le dichiarazioni di costoro e del minore, nonché quelle degli operatori del Servizio;
che con nota del 21.10.2013 il servizio incaricato ha comunicato che si è consolidato il legame instaurato tra il minore ed i sigg.ri ed ha suggerito di disporre l’affidamento di agli stessi.
OSSERVA

E’ pacifico che l’estrema problematicità del rapporto, ormai cessato, tra i genitori dei minori di che trattasi, e la complessa storia familiare che ha determinato la prolungata istituzionalizzazione dei minori stessi, non ne consente, allo stato, il rientro presso la madre, unica figura genitoriale valida e presente, seppure sotto un profilo puramente affettivo, la quale ha manifestato di acconsentire all’affido extrafamiliare dei figli.
In una situazione siffatta, è stato ritenuto che l’affido quindi fosse la misura di protezione più adatta ad apprestare ai detti minori la dovuta tutela, e tale si è rivelata certamente relativamente ai piccoli, il cui inserimento presso i rispettivi affidatari procede in modo ottimale.
Quanto a, è intuibile come l’età del ragazzo, ormai prossimo al raggiungimento della maggiore età, abbia comportato maggiori difficoltà nel reperire soggetti atti e disposti a prendersene cura, e nondimeno l’impegno profuso al riguardo dagli operatori (e la piena condivisione del progetto da parte della madre) ha loro consentito di individuare rapidamente una coppia che ha mostrato sincero interesse verso col quale si è stabilita una relazione empatica che, stando a quanto riferito dal Servizio, risulta averlo notevolmente aiutato a valorizzare le proprie doti e risorse personali.
Pertanto, l’istruzione condotta ha evidenziato come si siano venute a creare le migliori condizioni per consentire a di rimanere in seno a tale nucleo.
La questione che tuttavia si pone nella fattispecie è quella di verificare se nel nostro ordinamento vi sia spazio per attribuire la veste giuridica dell’affido etero familiare, a norma dell’art. 4 c. 2°  L. 184 del 1983 come sostituito dalla L. 149 del 2001, al chiesto inserimento del minore presso una coppia che, come nel caso in questione, non sia unita dal vincolo del matrimonio, e peraltro sia formata da persone dello stesso sesso.
A tal proposito, va osservato in primo luogo che, sul piano generale, quello di “famiglia” non è un concetto cristallizzato, ma va adeguato all’evoluzione della società e dei costumi, e che, sul piano strettamente normativo, esso va rapportato a diversi parametri, quali quello costituzionale e quello sovranazionale, oltre che alle leggi nazionali.
Quanto alle leggi nazionali, la normativa di riferimento è quella contenuta nella citata  Legge 184/83, laddove l’art. 2 consente di affidare il minore ad una famiglia preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno.
Come è stato di recente osservato (v. T.M. Bologna 31.10.2013) per dirimere la questione è decisiva la constatazione che – diversamente da quanto avviene nell’adozione, che esclude dal novero degli aspiranti i soggetti non costituenti una famiglia in senso giuridico – l’istituto dell’affido eterofamiliare, che non presuppone uno stato di abbandono del minore, bensì un transitorio momento di difficoltà dei genitori (o, come nel caso di specie, dell’unico genitore esercente la potestà) non contiene un esplicito richiamo al matrimonio quale vincolo che unisca gli affidatari, coerentemente con la possibilità, espressamente contemplata, di affidare il minore anche ad una persona singola, purché idonea.
Da ciò se ne deve trarre la conseguenza che potenziali affidatari possono anche essere due adulti non uniti in matrimonio, sempre che si apprezzi la presenza di una situazione di fatto paragonabile al contesto familiare, sotto il profilo accuditivo e di tutela del minore.
Né, sotto altro profilo, la circostanza che tali adulti abbiano il medesimo sesso può per ciò solo considerarsi ostativa all’affidamento eterofamiliare, tenuto conto, per un verso, dell’assenza nella normativa nazionale di una precisa disposizione al riguardo specificamente riferibile all’affido del minore che non versi in stato di abbandono, e, per altro verso, dell’ampio concetto di legame familiare quale elaborato – con esplicito richiamo alle unioni omosessuali – anche dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo (24.6.2010, Schalk e Kopf c/ Austria), in aderenza ai dettami della Carta di Nizza, che impedisce le discriminazioni fondate sul sesso e sull’orientamento sessuale.
Su tale linea si è pure mossa la giurisprudenza della Corte di Cassazione, con la nota decisione n. 601/13, che ha sottolineato come l’eventuale rapporto di fatto del genitore con persona dello stesso sesso non può di per sé impedire l’affidamento a questi del minore.
In definitiva, se a livello sovranazionale la nozione di famiglia ha una portata più ampia di quella unione tra due individui cui il legislatore italiano riconosce effetti giuridici, e se la L.184/83, come sopra interpretata, si iscrive in tale contesto, non v’è alcun ostacolo in linea di principio all’affidamento di un minore ad una stabile coppia costituita da persone dello stesso sesso.
Quanto sopra, presuppone a monte che sia stato approfonditamente esaminato l’aspetto attinente alla piena rispondenza di simile forma di affido ad ogni singolo caso concreto, giacchè, per scongiurare l’insorgere nel minore di un serio danno psicologico scaturente proprio dalla misura di protezione di che trattasi, è imprescindibile che la stessa sia modulata ed organizzata in modo quanto più appropriato al singolo caso.
Non può negarsi, invero, che l’inserimento di un minore in tenera età all’interno di una coppia di persone dello stesso senso potrebbe attivare dinamiche ben diverse rispetto all’inserimento di un giovane con una personalità strutturata e con orientamenti sessuali già ben definiti.
Occorre dunque solidamente ancorare le argomentazioni fin qui svolte alle peculiarità del caso concreto, e dunque alle conoscenze acquisite sulla condizione psicologica, sulle risorse personali e sulla qualità della relazioni intrafamiliari di, nonché alle informazioni esistenti in merito alla coppia presso cui egli dovrebbe proseguire il percorso di accoglienza già intrapreso.
Ebbene, i dati in possesso del Tribunale – inclusa la entusiastica adesione del ragazzo, alla quale per l’età e maturità va dato il massimo rilievo, alla richiesta di affido formulata dalla coppia – depongono tutti nel senso che possiede gli strumenti necessari per distinguere nettamente il ruolo dei componenti della famiglia di sangue da quello degli aspiranti affidatari, il cui orientamento sessuale gli è noto da sempre e risulta non svolgere alcuna significativa incidenza sul legame instaurato con gli stessi.
Dal canto loro, i sigg.ri   (che non è superfluo rammentare figurano iscritti nel registro delle coppie di fatto istituito nel Comune di Palermo) denotano una sensibile capacità di apertura e di accoglimento consapevole della specifica storia personale del giovane, e si sono mostrarti in grado di garantirlo nelle sue esigenze di sviluppo, offrendogli una base sicura e consentendogli di fruire al momento di una adeguata funzione genitoriale.
Tutto ciò, dopo attenta analisi relativa alla situazione specifica sottoposta all’attenzione del Tribunale, induce a concludere che ricorrono tutte le condizioni per formalizzare l’affidamento del minore alla coppia come sopra individuata.
P.Q.M.
Visti gli artt. 330 e segg. cod.civ., 4 c.2°  Legge 184 del 1983
AFFIDA
Il minore , ai signori  , prescrivendo agli stessi di fargli mantenere i rapporti con i fratelli e la madre e di attenersi a tutte le indicazioni impartite dai Servizi.
AUTORIZZA
Gli affidatari a portare con loro il minore in occasione di viaggi in Italia ed all’estero.
INCARICA
l’U.O. Affidamento Familiare di Palermo di seguire l’andamento dell’affidamento e curare il mantenimento dei rapporti tra il minore ed i familiari.
DISPONE
Che il detto Servizio trasmetta dettagliata relazione su tutti i minori entro il mese di febbraio 2014
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di competenza, con autorizzazione alle notifiche mediante fax.
Così deciso in Palermo in data 4.12.2013

                                                                                     Il Presidente   rel.  Dr.ssa Flora Randazzo

sabato 11 gennaio 2014

Le istituzioni culturali siciliane contro i tagli della Regione


DOCUMENTO
approvato dal Coordinamento delle Istituzioni culturali riunitesi in data 4 gennaio 2014 nella sede dell’Istituto Gramsci Siciliano ai Cantieri culturali alla Zisa.

I rappresentanti delle istituzioni culturali firmatarie del presente testo, riunitisi in data 4 gennaio 2014 nella sede dell’Istituto Gramsci Siciliano ai Cantieri culturali alla Zisa, per discutere delle scelte del Governo regionale in materia di cultura, dopo molti interventi hanno elaborato il presente documento come contributo ad un dibattito indispensabile e non più dilazionabile sulla politica culturale della Regione Siciliana.
In relazione allo straordinario patrimonio culturale affidato alla sua gestione e tutela, e alle realtà culturali presenti al suo interno per iniziativa di singoli e di aggregazioni sociali, non c’è dubbio che la Regione Siciliana appaia largamente inefficace sul piano della conduzione, valorizzazione, investimenti, promozione, razionalizzazione: come se si trattasse di un settore marginale della vita pubblica, e non uno dei fattori fondamentali dello sviluppo culturale, civile, sociale ed economico della Regione. Basta considerare la gravità della situazione in cui versano gli stessi istituti periferici dell'Assessorato regionale dei BB.CC. (Musei, Archivi, Biblioteche, Parchi archeologici, ecc.), i cui relativi capitoli di bilancio hanno subìto insostenibili riduzioni; e il rischio obiettivo che straordinari patrimoni accumulati da private iniziative o donazioni possano andare dispersi o alienati.
In particolare, per ciò che concerne gli Istituti, le Associazioni e le Fondazioni afferenti all’Assessorato dei BB.CC., va dato atto al Governo della Regione di aver innovato positivamente la forma e le procedure di concessione dei contributi nel momento in cui, disarticolando la famigerata Tabella H, ha attribuito le istituzioni in essa rientranti ai vari assessorati di competenza, promuovendo un bando pubblico sulla base di determinati requisiti, e un esame delle varie istanze da parte di una apposita commissione assessoriale. E’ un primo passo nella direzione giusta, peraltro suggerito da un documento esitato in una precedente riunione (28 novembre 2012) di queste stesse Istituzioni firmatarie, che richiamava appunto la necessità di disarticolare la Tabella, e di operare “una selezione in base a rigorosi parametri qualitativi”.
E tuttavia, malgrado questi interventi positivi, i sottoscritti convengono sulla necessità che vengano migliorati i criteri di selezione fissando a priori i requisiti richiesti e rendendo trasparente l’intera procedura di valutazione: per evitare inadeguate valutazioni di istituzioni di grande rilievo, in questa sede a più riprese segnalate dai rispettivi rappresentanti.
Ma al di là di questi correttivi, il vero problema è costituito dal drastico taglio dei fondi a disposizione dell’Assessorato BB.CC. per il 2013, passati da 6milioni500mila a 1milione600mila. Evidentemente, per realizzare le necessarie economie la Giunta di governo ha percorso la via più facile e trita, quella dei tagli alla cultura, nella convinzione che si tratti di settore non decisivo e di attività di cui si può fare a meno: senza valutare appieno il danno che la soppressione di Musei, Archivi, Gallerie, Biblioteche ed Istituti di ricerca arrecherà alla società siciliana in termini di sviluppo culturale, turismo, ricerca e persino occupazione.
Siffatto provvedimento si è tradotto in una drastica e generalizzata riduzione dei finanziamenti alle istituzioni culturali, che se per il 2013 si troveranno in gravissime difficoltà, saranno addirittura costrette alla immediata chiusura qualora la cifra in bilancio 2014 dovesse rimanere immutata. Si segnala pertanto al Parlamento e all’opinione pubblica la necessità che la Giunta di governo ripristini per il 2014 lo stanziamento del 2012, reperendo le necessarie economie in quei settori nei quali i media isolani e nazionali individuano quotidianamente inammissibili sprechi, senza tuttavia determinare alcun proposito di resipiscenza. Ed è significativo che lo stesso Presidente, resosi conto di avere stanziato somme inadeguate, si sia impegnato a presentare un emendamento alla Finanziaria per potenziare lo stanziamento per il 2013.
Eppure, un numero rilevante di istituzioni e di associazioni ha superato, esibendo il quadro delle attività svolte e programmate, e i relativi bilanci, l’esame della Commissione prevista dal bando, ottenendo punteggi che costituiscono un implicito riconoscimento dell’importante funzione svolta. Si tratta in effetti di un patrimonio di risorse irrinunziabili per la nostra Isola in quanto concorrono alla sua crescita sociale e culturale e ne promuovono un'immagine positiva e attraente, con evidenti ritorni economici; anche in considerazione del fatto che alcune di esse hanno esperienza di accesso alle risorse del Fondo Sociale Europeo, e potrebbero perciò concordare con la Regione determinati programmi in tale ambito. Da alcuni partecipanti alla riunione si è sostenuta, inoltre, la necessità di applicare pienamente la legge regionale n. 20 del 13 settembre 1999 sulle iniziative antimafia, reintroducendo le procedure previste dall’originale art. 16 della legge, nonché la Legge nazionale n.383 del 7 dicembre 2000 sulle Associazioni di promozione sociale.
La soluzione radicale del problema della cultura in Sicilia è rappresentata, a giudizio dei firmatari, dall’approvazione del Disegno di Legge già depositato all’ARS che, recependo la normativa nazionale sulle modalità di finanziamento delle istituzioni culturali (Legge nazionale n.534 del 17 ottobre 1996), prevede certi e rigidi criteri di assegnazione e una programmazione triennale dell’attività. Tale triennalità avrebbe anche il vantaggio di porre termine all’assurda situazione attuale – antica e più volte segnalata, ma mai sanata – di finanziamenti concessi solitamente a fine anno – quest’anno addirittura ben oltre – con obbligo ineludibile di rendicontazione entro il 31 dicembre: il che equivale ad una istigazione al falso in bilancio, o alla vanificazione del provvedimento per rinunzia all’assegnazione. Per la discussione di questo Disegno di legge i firmatari intendono organizzare in tempi brevi un confronto pubblico tra istituzioni, operatori, forze politiche, sindacati, cittadini, ecc.
Questo documento sarà indirizzato al presidente Rosario Crocetta, ai componenti del Governo, ai parlamentari, ai media e all’opinione pubblica siciliana e nazionale.

Firmatari
Istituto Gramsci Siciliano
Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici
Centro di studi e iniziative culturali Pio La Torre
Centro studi Feliciano Rossitto
ARCI Sicilia
Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato
Fondazione Ignazio Buttitta
Centro studi filologici e linguistici siciliani
Museo delle marionette
Fondazione Leonardo Sciascia
Legambiente Sicilia
Fondazione Salvare Palermo
Forum delle Associazioni (Amici dei musei, ANISA,
Dimore storiche, FAI delegazione di Palermo, Italia nostra,
Fondazione salvare Palermo)
Fondazione Giovanni Guarino Amella

giovedì 9 gennaio 2014

NE UCCIDE PIU' LA STAMPA CHE LA PISTOLA

di Luigi Carollo

Come avrete letto e sentito nelle ultime ore è stato individuato l'assassino del povero Daniele Fulli. Una notizia sulla quale non mi sono pronunciato perchè schifato dalla banalizzazione "se è gay ed è stato ucciso, allora è stato ucciso perchè è gay". Il mio schifo era del tutto giustificato, come dimostra quanto emerso in queste ore, ma non è di questo che voglio parlare. Mi interessa molto di più quello che possiamo e dobbiamo imparare dalle ricostruzioni fatte dai media in questi giorni. Persino da L'Unità, che certamente non inserirei per principio nella categoria della stampa "omofoba" o megafono di violenti pregiudizi. Bene, quel che abbiamo letto OVUNQUE sia stata data la notizia della morte di Daniele, è innanzitutto la parola "GAY" sempre inserita accanto alle parole "assassinato" e "parrucchiere". Esattamente come il "gay suicida" di qualche giorno fa. E poco importa se negli stessi articoli che parlavano di questo suicidio emergeva che Alessandro assai probabilmente non si era suicidato a causa dell'omofobia ma della depressione. Ma nella vicenda di Daniele accade qualcosa di ben più raccapricciante e osceno: persino dopo aver scoperto che assassino e vittima erano legati da una relazione sentimentale-sessuale, nei media IL GAY è solo la vittima, mentre l'assassino è UN TOSSICODIPENDENTE. L'apposizione di questi aggettivi non è affatto casuale: perchè se è vero che l'orientamento sessuale e le dipendenze non aggiungono assolutamente nulla alla notizia di un uomo che uccide un altro uomo, è però altrettanto vero che quegli aggettivi sono necessari per ridurre il tutto a oggetto di curiosità morbosa e volgare; ed ancor più sono necessari per diffondere stereotipi. Anche se in totale buona fede il/la giornalista racconta che l'assassino ha ucciso perchè spaventato dall'aspettativa della vittima rispetto ad una "relazione stabile", pur di rendere appetibile la notizia alla pancia di quanti più lettori possibile lo/la stesso/a giornalista non si sottrae alla ignobile speculazione sulle parole "gay" e "tossicodipendente". Cosa si ottiene in tal modo? Semplice: suggerire la riproposizione del luogo comune che un tossico che uccide lo fa per colpa delle sue dipendenze, ed un gay che viene ucciso muore a causa della propria omosessualità. E' infatti impossibile da spiegare, altrimenti, perchè, se è proprio inevitabile ricordare che c'è di mezzo l'omosessualità, essa venga anche oggi attribuita solo alla vittima. Due uomini hanno una relazione, si frequentano, hanno anche dei trascorsi sessuali... eppure ad essere GAY è solo il morto ammazzato. L'altro invece non è gay, o meglio non si ritiene necessario ricordarlo in quanto tale. Uccide perchè vuole sesso ma non vuole una storia, eppure è un TOSSICODIPENDENTE. Ed ecco che questa stampa pigra ed ignobile riesce in un colpo solo ad ottenere due risultati: etichettare o condannare TUTTI i "diversi" e ricordare al mondo che una persona omosessuale è destinata ad essere sempre e solo vittima. E vittima non del fato, ma della propria omosessualità. Da questa piccola notizia (che, tra l'altro, uccide ancora una volta una persona già morta) personalmente traggo due insegnamenti: 1) adesso è chiaro perchè era così importante per quella parte omofoba e bigotta della Destra parlamentare chiedere ad UNAR di ritirare il proprio decalogo destinato ai giornalisti e dedicato a come evitare che i media promuovano stereotipi e pregiudizi quando parlano di differenti orientamenti sessuali; 2) forse da militanti Lgbt dovremmo dar vita ad una campagna per reclamare a gran voce che da oggi la parola GAY accompagni sempre anche il nome dell'assassino di Daniele. In modo che, se proprio la stampa deve diffondere spazzatura, possa almeno emergere da questa spazzatura che un gay non è solo capace di farsi ammazzare.

L'ARTICOLO SU L'UNITA'